La Baita del Gioco è un luogo dove, nel passato, la presenza di una persona e lo stretto contatto con la natura ha permesso il manifestarsi di una figura occulta.

Percorrendo il sentiero che porta alla Croce di Ledino sulla Costiera dei Cech, è facile imbattersi nei ruderi di questa strana ed enigmatica baita.
Dopo essere usciti dal ripido bosco si giunge ad un ampio pianoro erboso dal quale si vede tutta la parte finale della salita alla cima, compresa la croce stessa che contradistingue la Croce di Ledino.
Il sentiero a questo punto sale senza una traccia certa verso la cima e se si è fortunati e non si esce troppo dal tracciato, ci si imbatte nella Baita del Gioco a quota 1914 m, facilmente riconoscibile per le sue dimensioni ridotte e per la strana atmosfera che la circonda.

Ho percorso decine di volte il sentiero che porta a questa cima panoramica, ma più di qualche volta mi è capitato di non trovare i resti della baita. Questo mi è sempre sembrato strano ed in qualche modo inquietante, anche se molto probabilmente ero io stessa uscita dal sentiero originale o l’erba alta nascondeva la costruzione.

Fermandosi a riposare nei pressi di questa baita è possibile percepire che il luogo racchiude qualcosa di misterioso. Qui i rumori della valle non arrivano e la natura avvolge con il suo silenzio i resti della baita.
Quando il battito cardiaco rallenta e la respirazione ritorna alla normalità, ci si accorge che un suono ovattato avvolge il luogo, o forse semplicemente si tratta di moderni echi di antiche presenze.

E’ facile e normale pensare che chi ha costruito questa baita fosse un pastore che sfruttava questo piccolo ricovero come riparo in quota durante la stagione estiva. Le Alpi sono piene di luoghi simili, infatti fino a qualche decennio fa era inpensabile per i pastori ed i cacciatori far trasportare in quota i materiali per la costruzione di una baita affidandosi ai costosi trasporti con l’elicottero. Si ricavavano quindi dei piccoli o grandi ripari sfruttando la morfologia stessa della montagna, tipo grotte e vecchie frane, e usando materiale trovato in loco, massi e legno, per adattarli alle loro esigenze. Insomma qualcosa di super eco friendly ed ecologico.

Ma io non credo che la Baita del Gioco sia stato solo un ricovero spartano, io credo che sia stato e che sia ancora, uno specifico luogo dove la presenza di una persona e lo stretto contatto con la natura ha permesso il manifestarsi di una figura occulta.

Il terimine Gioco è sinonimo di Sabba, ovvero il convegno di streghe in presenza del demonio durante il quale venivano compiute pratiche magiche, ed è facilmente ricollegabile ai culti pagani dove la Donna del Gioco o Signora del Gioco era ritenuta una figura mitica e comunemente associata e conosciuta come strega.
Così veniva descritta la Signora del Gioco: “Poteva manifestarsi in varie forme, in genere come un fantasma o come una cacciatrice, mentre a volte appariva come una bellissima ragazza che viveva nel bosco, vestita dei soli capelli, con uno sguardo capace di ammaliare le persone.”, e per chi conosce il luogo non è difficile associare questa apparizione ai dintorni della Baita del Gioco.

La Donna del Gioco o Signora del Gioco è citata spesso nelle leggende del nord Italia con nomi qualche volta diversi e dialettali ma sempre facilmente riconducibi alla figura della strega. In Valtellina le streghe e la caccia alle streghe fu un periodo nel quale il mondo magico e oscuro si unì con la vita reale dei valtellinesi dando vita a storie e leggende che tuttora vengono raccontate.

La Baita del Gioco rimane per me un luogo magico e silenzioso, lontano da credenze e antiche paure e che visito volentieri quando decide di apparire lungo il sentiero.

Serena

Info:
La Donna del Gioco
Streghe della Bassa Valtellina
Escursione alla Croce di Ledino