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Discesa nel Blues

7 Ottobre 2018

Non era stato difficile raggiungere quel passo di montagna e neppure faticoso. Sapevo invece che la discesa mi avrebbe annoiato.

Non era stato difficile raggiungere quel passo di montagna e neppure faticoso.
Sapevo invece che la discesa mi avrebbe annoiato.
La discesa mi annoia sempre, mi impegna in maniera negativa e manca la motivazione della salita.
“Ma è autunno”, dicevo a me stessa, “e durante le escursioni autunnali in montagna si fanno sempre degli incontri magici con animali, esseri umani e/o presunti tali.”

Il suono mi raggiunse poco prima di immergermi nel bosco.
Non mi sorprese più di tanto, sapevo già che qualcosa avrebbe spezzato la monotonia di questa lunga discesa.
Non capii neppure cos’era ma era sempre più intenso e si avvicinava a me, o il contrario.

Ripensai a che giorno era e mi ricordai che giusto un anno prima ero venuta a conoscenza che i primi di ottobre era il periodo ideale per la raccolta dei funghi alternativi.
Immaginai di incontrare lo stesso cercatore di funghi dell’anno prima trasformato in qualcosa in grado di emettere quello strano suono.

All’improvviso il suono mi sembrò familiare e mi ricordai del film che avevo visto la sera prima.
Avevo guardato The Blues Brothers e tutto divenne chiaro.
Mi sedetti per interpretare meglio la situazione.

C’era qualcosa di mistico nell’aria.
Il silenzio della montagna autunnale, il sole caldo di ottobre, la vegetazione ingiallita e le ombre lunghe amplificavano l’effetto di quella musica che proveniva, ora lo sapevo, da quelle rocce laggiù al sole.

Ripresi a camminare non sapendo bene cosa aspettarmi una volta raggiunte le rocce ma allo stesso tempo avrei voluto che quella musica non finisse mai.
Ma all’improvviso finì!

La montagna si fece nuovamente silenziosa e le ombre sempre più lunghe.
Forse ero rimasta troppo seduta a contemplare quella musica e pensai che non ne avrei mai scoperta la provenienza.
Affrettai il passo e raggiunsi le rocce ancora al sole.
C’era un ragazzo seduto su un masso piatto, era solo e puliva il suo sassofono.

Quando mi vide sorrise e mi chiese se avessi del tabacco.
Erano 12 ore che non incontravo nessuno e quella domanda suonò strana nella mia mente.
…ma non troppo, d’altronde sapevo che in autunno gli incontri in montagna sono sempre un po’ magici.

Osservai bene il ragazzo che decise di fare quello che doveva fare anche senza avere il mio tabacco e capii che il suonatore di sassofono non era il cercatore di funghi ma che probabilmente si conoscevano.

Parlammo un po’ e poi lo lasciai a contemplare qualcosa che solo lui vedeva, io vedevo semplicemente qualcos’altro.

Il bosco mi accolse amichevolmente perchè ormai mi conosceva.
Mi chiese di me, di quel suono e di com’era andata l’escursione.
Gli raccontai del mio lavoro, del silenzio, del sole, dei colori e del suonatore.

Mi ascoltò in silenzio come solo un bosco sa fare e poi mi disse semplicemente:
non importa chi siate e cosa facciate per vivere, prosperare e sopravvivere, ci sono comunque alcune cose che ci rendono tutti uguali. Voi, io, loro, tutti quanti, tutti quanti.

Sere
…camminando e cantando Everybody needs somebody to love – Blues Brothers